Rispetto prima di tutto. Tre consigli per evitare beghe al lavoro.

Questo breve articolo non vuole raccontarvi quanto io sia bravo si tratta solo di una riflessione nata oggi mentre parlavo con una giovane collega.
Il posto di lavoro ,si sa, rappresenta un piccolo mondo parallelo , una bolla simile ad un villaggio turistico in cui le persone sono spesso una seconda versione di loro stesse. Questo capita nel migliore dei casi poiché “business is business”, nel peggiore invece perché alcuni che a casa dicono tutte le sere le preghierine tra le mura dell’ufficio si sentono in diritto di prevaricare gli altri con l’unico scopo di voler mettere in luce loro stessi a discapito di chi è più debole o semplicemente più ingenuo.

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Sono ormai passati quasi vent’anni da quando per la prima volta ho varcato l’uscio di un posto che ho chiamato ufficio e dopo aver trascorso il primo periodo a guardarmi intorno mi sono immediatamente scontrato  con le mille sfaccettature che compongono l’essere umano quando si interfaccia con gli altri in un contesto “professionale”. Ho pensato dapprima che fossi capitato in un contesto particolarmente difficile ma passando il tempo e cambiando azienda ho capito quanto tutto il mondo sia paese e probabilmente il vero limite è l’essere umano in sé stesso. Cosa fare allora per riuscire a sopravvivere tra le quattro mura di un posto in cui dobbiamo stare almeno otto ore al giorno?
I miei consigli sono semplici ma richiedono applicazione ed un po’ d’astuzia.

1: Evitare i focolai di pettegolezzi.

Capita sempre che in un contesto come quello lavorativo, stando a contatto quotidianamente con chi lavora al nostro fianco possano crearsi delle dinamiche non direttamente collegate con quello che noi riteniamo “professionale”; parlo di scaramucce , litigi, strani intrecci sentimentali e tutte quelle situazioni che non sono così chiaramente distinguibili come appartenenti alla sfera lavorativa o personale.

Ebbene non impicciatevi, cercate di evitare di mettervi in mezzo ma fatelo con intelligenza poiché sembrare o fare troppo i distaccati potrebbe avere un effetto controproducente sui colleghi che potrebbero vedervi come una persona che si sente al di sopra di tutto e di tutti. Per fare un paragone con il colletto della camicia diciamo che tutti i bottoni chiusi potrebbero farvi sembrare un nerd, tre bottoni aperti uno che è appena arrivato dalla spiaggia e quindi probabilmente la scelta migliore è la giusta via di mezzo.

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2: Lamentarsi non serve a niente.

Con questo non voglio dire che sia giusto abbassare la testa subendo le ingiustizie ma le persone, così come i problemi, vanno affrontate. Un sacco di volte mi sono trovato coinvolto in finte assemblee para-sindacali in cui ognuno rivendicava i propri diritti al netto dei soprusi subiti da questo o da quello o dal proprio capo. L’ho fatto anche io, ci mancherebbe, ma con il tempo e l’esperienza ho capito che alzare il fuoco sotto la pentola con l’acqua che bolle non serve a nulla se poi alle nostra voce non diamo un seguito con le azioni. Il mio suggerimento? Affrontare chi ci sta causando dei problemi; non a muso duro ovviamente ma confrontarsi pacificamente solitamente evita che l’acqua in ebollizione trabocchi e le persone messe davanti alle loro azioni tendono a “sgonfiarsi” alleggerendo così le tensioni. Andare dal collega a dire quanto quello sia un buono a nulla o peggio ancora andare dal capo a denigrare gli altri non ci rende migliori, anzi. Solo i piccoli esseri umani hanno bisogno di fare inginocchiare gli altri per sentirsi dei giganti. I nostri colleghi sono i nostri compagni d’avventura, sono delle risorse per noi come noi lo siamo per loro e per proprio questo arriviamo al punto 3

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3: Rispetto prima di tutto.

Chi condivide con noi la scrivania è come noi: prima un essere umano, poi il nostro collega. Chiunque merita il nostro rispetto proprio perché noi in primis lo meritiamo. Farsi la guerra non serve a niente anzi ci indebolisce laddove dovremmo concentrare il massimo delle nostre energie per raggiungere i risultati che ci siamo prefissi. I migliori rapporti professionali sono quelli che crescono alimentati con l’onestà di chi ammette i propri errori e l’umiltà dei colleghi capaci di complimentarsi con noi quando dimostriamo d’essere capaci. Non voglio arrivare a fare il filosofo citando teorie più vicine alle religioni orientali ma quello che siamo prima o poi ci torna indietro, sempre.

Il successo non l’ho mai misurato per quanto questo mi mettesse al di sopra degli altri, ma per quanti altri potessero condividerlo con me.

Siate sempre la Vostra versione migliore senza mai avere paura di chi avete di fronte. Business is business ma restiamo sempre e comunque esseri umani.

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